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Pubblicato da su ottobre 9, 2013 in Uncategorized

 

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La Redazione de Il Galantuomo avvisa i gentili Lettori che ci siamo trasferiti QUI

 
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Pubblicato da su ottobre 4, 2016 in Uncategorized

 

Stringere la mano come Putin

E’ Putin un galantuomo? Probabilmente no, almeno non secondo nostri i canoni occidentali. Però è senza dubbio quello che si potrebbe definire un “maschio alfa”: è il capobranco della Nazione più grande del mondo, il più forte del suo gruppo. Nel regno animale le femmine preferiscono accoppiarsi solo con i maschi alfa per trasmettere alla prole le caratteristiche del padre e garantir loro maggiori chance di sopravvivenza.

Del maschio alfa e di Putin avremo modo di parlare in seguito. Qui godiamoci solo questa sua decisa stretta di mano.

Stringere la mano come Putin

Un suo generale era intento nel saluto militare, ma il presidente (probabilmente come segno di rispetto per vicende che non conosciamo), gli afferra l’avambraccio e gli stringe la mano.

Vi ricordiamo che in questo sito abbiamo già discusso su come stringere la mano ed è presente persino una guida illustrata.

 
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Pubblicato da su novembre 10, 2015 in eleganza, galantuomo

 

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Scotch Whisky: come è nato, come si produce, perché è così buono.

Bere Scotch whisky è più che un lusso: è un brindisi alla civiltà, un tributo alla continuità della cultura, un manifesto della determinazione umana all’utilizzo delle risorse della natura per rinfrancare la mente e il corpo e gioire della pienezza dei sensi con cui è stato dotato”. (David Daiches)

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Nessun altro alcolico viene associato alla virilità e al Galantuomo come lo Scotch whisky. Che sia inteso come un gancio dritto in faccia o come il mero processo di acqua e orzo, lo Scotch ha giocato sempre un importante ruolo nella vita degli uomini, siano stati essi re o viandanti, industriali o marinai. Quello che distingue lo Scotch da tutti gli altri alcolici non è solo il suo unico backgraund (per essere nominato Scotch, un whisky deve essere distillato e maturato in Scozia), ma tutto ciò che condividono gli uomini che prendono parte ai suoi misteri liquidi.

L’uomo che beve Scotch è un uomo che vive appieno la sua vita, che accetta nuove sfide con naturalezza. Non si accomoda in un bar e non beve whisky semplicemente perché si trova lì. Pochi sono gli uomini che bevono Scotch per ubriacarsi. Innanzitutto è troppo costoso; la bottiglia più economica di un single malt costa intorno ai 50 euro. Secondariamente, e soprattutto, ogni bottiglia di Scotch contiene così tanta storia, tradizione e attenzione ai dettagli che gli uomini che lo bevono non stanno semplicemente “bevendo qualcosa”, ma partecipando ad una celebrazione dell’artigianato, assaporando un profondo piacere della vita.

Diventare un bevitore di Scotch richiede un piccolo lavoro e una certa maturità del gusto. Il giovane che per la prima volta si viene a trovare davanti ad un bicchiere di Scotch spesso è stordito dalla sua potenza, fatica a coglierne il valore. Ma quando si ripresenterà l’occasione per la seconda o la terza volta, inizierà lentamente a capire il senso e la ragione della bellezza e del piacere dello Scotch. Sviluppare un palato per lo Scotch equivale ad un lungo viaggio che porterà il giovane lungo le acque chiare del fiume Spey, le coste scoscese delle Highlands, l’isola di Jura (che George Orwel descrisse come “un posto estremamente inaccessibile”), fino all’isola di Islay, una distesa di torba sulle rive dell’Oceano, dove il whisky ha il sapore della terra e del mare.

Per cui, per poter apprezzare un buono Scotch è necessario capire la sua ricca storia e il processo che trasforma l’orzo e l’acqua in questa bevanda straordinaria.

Teniamo a specificare che con queste parole di questo articolo, non intendiamo dire che per essere Uomo bisogna bere whisky. Ma solo che, nel caso decidiate di berlo, dovreste farlo da Galantuomini: con il cuore gonfio e in piena consapevolezza della sua storia.

Storia.

Noto originariamente come “acquavite” per le sue proprietà terapeutiche, la data di quando gli abitanti delle Highlands riuscirono a produrre per la prima volta il whisky è incerta. La prima traccia della sua presenza è stata ritrovata nel registro dei Conti dello Scacchiere scozzese, l’Exchequer Roll dell’anno 1494. In un passo si può leggere “Eight bolls of malt to Friar John Cor wherewith to make aqua vitae” (Otto bolle di malto per Frate John Cor, per farci l’acquavite). Le bolle erano l’antica unità di misura scozzese, ogni bolla corrispondeva a circa 25 kg quindi potete immaginare quante bottiglie di acquavite potevano prodursi con 200 kg di malto. Questo distillato veniva usato come trattamento per tutti i tipi di malanni, probabilmente a causa della sensazione di calore e rilassamento che si aveva dopo la sua assunzione.
Il re di Scozia James IV comprò whisky dal barbiere locale durante la sua visita a Dundee nel 1506. Il fatto che comprò whisky da un barbiere non deve suonarvi strano, visto il periodo a cui ci riferiamo. “Nel 1505 alla Gilda dei chirurgi e barbieri in Edimburgo veniva garantito il monopolio della produzione di acquavite – un fatto che rimarca il presunto valore terapeutico della bevanda e il talento medico riconosciuto ai barbieri”.

Ad ogni modo reali e monaci non erano gli unici a godere del whisky. Le comunità agricole scoprirono presto i benefici del processo di distillazione verso la fine del 16° secolo. Orzo e avena rappresentavano il prodotto principale dell’agricoltura scozzese, ma a causa del clima freddo e umido, un loro immagazzinamento a lungo termine era praticamente impossibile.

Massimizzare il raccolto che il duro suolo scozzese forniva ai vecchi contadini significava che parte del raccolto che non poteva essere usato immediatamente veniva trasformato in birra. La birra poteva essere conservata per più tempo del semplici cereali ma certamente non per un tempo indefinito. Così i contadini impararono presto che trasformare la birra in qualcosa di più alcolico era la soluzione migliore.
Per i primi giorni di lavorazione, infatti, i procedimenti per fare la birra e il whisky sono praticamente identici.
Così la distillazione dello Scotch prese piede in tutta la Scozia. Proprio a questi anni, verso la fine del 16° secolo, risale l’origine del nome whisky. In lingua gaelica scozzese si iniziò a chiamare uisge beatha, letteralmente “acqua viva”, il distillato precedente chiamato in latino aqua vitae. Le prime forme della parola in inglese si riscontrano come uskebeaghe (1581), usquebaugh (1610), usquebath (1621) e usquebae (1715).
La distillazione del whisky continuò per diversi secoli, sopravvivendo a tasse, regolamentazioni bizzarre, fino a diventare una vera e propria industria commerciale nel ‘700. Nel 1831 fu inventata la cosiddetta Coffey (o Patent) still, una nuova tecnica di produzione che permise la distillazione di un whisky più leggero e bevibile, facendo aumentare in maniera esponenziale la platea dei possibili consumatori. Ciò, in combinazione con la distruzione dei vini e dei cognac francesi per mano dell’epidamia di Filossera del 1880, assicurò al whisky una diffusione mondiale.
Da allora molto è cambiato ma molto è rimasto uguale. Come in ogni campo, nuove tecniche sono state scoperte, nuove pratiche hanno permesso di creare una miriade di prodotti diversi ma, alla fine dei conti, il lavoro dei Mastri Distillatori consiste ancora nel trasformare l’orzo e l’acqua in un miscuglio saporito.

Come viene prodotto lo Scotch Whisky.

Il processo di produzione dello Scotch whisky è sorprendentemente semplice. Si compone delle seguenti fasi: maltaggio, infusione, fermentazione, distillazione e maturazione.

1) Maltaggio – è il processo di trasformazione dell’orzo in malto, molto simile alle prime fasi della produzione della birra. L’orzo è messo a bagno nell’acqua, in ampie vasche, poi scolato e steso sul pavimento (detto malting floor) per farlo germinare. Durante la germinazione, che dura 6 o 7 giorni, vengono rilasciati enzimi, che convertono l’amido in malto, uno zucchero. A questo punto, l’orzo maltato viene asciugato con il fumo da una fornace sotterranea chiamata “kiln”. Il fuoco per la fornace è spesso alimentato con della torba, ed è per questo che sentirete spesso parlare i bevitori di whisky del profumo di torba affumicata di alcuni Scotch.

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2) Infusione – il malto essiccato viene adesso macinato grossolanamente in un mulino e miscelato con acqua calda in un recipiente circolare chiamato mash-tun. Il malto cade nel recipiente e contemporaneamente viene immessa acqua calda. Dal recipiente di macerazione il malto viene estratto tre o quattro volte, ogni volta ad una temperatura diversa che si aggira dai 70° C della prima estrazione agli 80° C dell’ultima. Il liquido che rimane è chiamato wort (mosto). È un liquido semitrasparente, per quanto non ancora alcolico, e dallo strano odore dolciastro. La mescolatura con acqua calda ha favorito la conversione dell’amido solubile dell’orzo maltato in un maltosio, cioè appunto il liquido zuccherino chiamato wort.
La feccia, cioè le scorie che rimangono sul fondo e chiamate draff, viene venduta come mangime per il bestiame.

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3) Fermentazione – il wort è adesso pompato in grandi tini di legno o acciaio chiamati “washbacks”. Una volta qui vengono aggiunti i lieviti che permettono la fermentazione. La durata della fermentazione varia a seconda dell’ambiente, ma generalmente dura due giorni. Secondo il sito scotch-whisky.org.uk, i lieviti vivi nutrono gli zuccheri del wort, producendo alcol e piccole quantità di altre sostanze dette “congeners”, che contribuiscono al sapore finale del whisky. È un processo impetuoso: dapprima compaiono le bolle, che si gonfiano, salgono in superficie e scoppiano, poi l’attività si fa ancora più intensa: lo sviluppo di anidride carbonica fa bollire il mosto, si forma abbondante schiuma e i Mastri Distillatori devono fare attenzione che non trabocchi. Il risultato è un liquido intorno al 5-8% di gradazione alcolica, chiamato wash; come la birra è un liquido fermentato ma non distillato.

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4) Distillazione – il wash viene distillato due volte  in due diversi alambicchi. Il primo alambicco, il wash still, serve a separare l’acqua dall’alcol, per mezzo dell’ebollizione del wash, raccogliendo l’alcol evaporato che condensa nella cima e convogliandolo in un condensatore. Poiché l’alcol evapora ad una temperatura inferiore ai 100° (grado di ebollizione dell’acqua) è possibile farlo evaporare senza far evaporare anche l’acqua. Il risultato è un nuovo liquido chiamato “low wine” ed si aggira approssimativamente intorno ai 20° di gradazione alcolica.

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Il low wine è allora fatto scorrere attraverso il secondo alambicco, il low wine still. Questo processo è più lento e richiede che la temperatura sia attentamente monitorata. Vengono fatti evaporare prima i foreshots, alcoli nocivi per l’uomo, e poi i feints, perché contengono aldeidi ed esteri grevi, nocivi anch’essi. Foreshots e feints vengono successivamente miscelati insieme e rispediti nel ciclo produttivo per essere distillati nuovamente assieme ad un’altra partita di low wine.

Il liquido che resta nel secondo alambicco dopo questi processi è il whisky così come noi lo beviamo.
È un liquido ancora senza colore: lo assumerà durante la maturazione dentro le botti di quercia.

5) Maturazione – La regolamentazione scozzese stabilisce che si può denominare scotch single malt un whisky proveniente da una sola distilleria, prodotto secondo le procedure appena descritte e invecchiato in Scozia in barili o fusti di quercia o rovere per almeno tre anni (anche se è opinione comune che la maturazione ottimale sia almeno di una decina d’anni). Prima di metterlo nelle botti, al liquido viene aggiunta dell’acqua, per diminuirne la gradazione alcolica, fino a raggiungere quota 40°, quella internazionalmente richiesta. Tradizionalmente vengono usate botti precedentemente usate per produrre sherry o bourbon, ma, specie negli ultimi tempi, si stanno sperimentando anche botti usate per il porto, la birra, il cognac e persino il vino. Ogni botte conferisce al suo whisky un distinto sapore.

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Come detto prima, un whisky dovrebbe maturare in botte per almeno 10 anni in modo da acquistare un ottimo sapore. È opinione diffusa tuttavia che più tempo un whisky resti nella botte, più buono sarà il suo aroma. Con una rapida ricerca in internet, possiamo notare come esistano in commercio bottiglie di Scotch vecchie di 40 o 50 anni che arrivano a costare anche 5000 euro.

Geografia- Le regioni del whisky e le loro distillerie.

Sapere da dove viene un whisky, così come sapere da dove viene un vino, può essere fondamentale per capirne a fondo le caratteristiche. Potremo così capire perché un single malt come il Talisker ha un retrogusto salino, o perché i whisky dello Speyside come il Glenfiddich hanno una leggera caratteristica dolciastra, o perché i whisky di Campbeltown come lo Springbank è diverso dagli altri whisky della penisola o perché se apriamo una bottiglia di un wisky dell’isola di Islay, come il Laphroaig, sentiremo un odore come se ci stesse andando a fuoco la falegnameria.

Geografia del Whisky

Lowland: il whisky di questa regione è generalmente considerato il più moderato, dolce e delicato. Sono rimaste solo tre distillerie: Glenkinchie, Bladnoch e Auchentoshan.

Highland: la regione geografica della produzione del whisky più grande. Generalmente i whisky prodotti qui sono più corposi, con note profonde di torba e fumo. Data la vastità della regione, gli Scotch qui prodotti hanno spesso sapori diversi l’uno dall’altro: si passa dal carattere speciziato con note di erica delle Highland del nord, ai whisky fruttati delle Highland del sud. Tra le distillerie più conosciute abbiamo: Dalmore, Glenmorangie, Oban e Dalwhinnie.

Islay: pronuncia “Ailah”, conosciuta per essere la patria dei whisky più affumicati e dall’aroma più torbato (e a volte anche salmastro) dell’intera Scozia. Si ritiene che il sapore deciso degli Scotch di Islay sia dovuto all’esposizione dell’isola ai forti venti e all’Oceano Atlantico che bagna la sua costa ovest. Conta ben otto distillerie, tutte con lo stesso carattere unico. Queste comprendono: Ardbeg, Bowmore, Legavulin e Laphroaig.

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Laphroaig, isola di Islay. 1899

Speyside: è il centro indiscusso del whisky in Scozia, sede della più alta concentrazione di distillerie (più della metà di tutte quelle presenti in Scozia). Sebbene lo Speyside sia una regione geograficamente parte delle Highland, è considerata una regione separata dal punto di vista della produzione del whisky, viste le sue caratteristiche uniche. La regione prende il nome dal River Spey, che taglia l’intera area. Tante distillerie utilizzano l’acqua di questo fiume per la produzione di un whisky che risulterà quello con l’aroma e il sapore più complesso, elegante e delicato dell’intera Scozia. Le distillerie più importanti sono: Glenfiddich, Aberlour, The Glenlivet e The Macallan.

Campbelltown: la regione di produzione dei whisky più piccola, una volta casa di molte distillerie, oggi ne conta solo tre: Glengyle, Glen Scotia e Springbank.
I whisky qui prodotti si caratterizzano per il loro aroma torbato e salmastro.

le Isole: anche se non sono considerate da tutti come una regione a sé stante, lo Scotch proveniente dalle isole può essere descritto come una versione attenuata del whisky di Islay (una specie di ibrido tra lo scotch delle Highland e quello di Islay). Le distillerie più famose sono Highland Park e Talisker.

 
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Pubblicato da su ottobre 24, 2015 in geografia, guida, scotch, scozia, storia, whisky

 

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Come indossare la sciarpa

Il vero Galantuomo non segue le previsioni meteorologiche perché lui già sa che tempo lo aspetta. D’estate fa caldo, d’inverno fa freddo, in primavera e in autunno è variabile ma mediamente più fresco che d’estate e più caldo che d’inverno.
Questo gli basta.
O meglio, il Galantuomo non segue le previsioni meteorologiche per sapere che tempo farà, ma le segue per procurarsi argomenti di discussione con le donne o per altri momenti particolari. Ma di questo parleremo in futuro.

Questo è anche il periodo, settimana più, settimana meno (a seconda della loro dislocazione nel territorio italiano) in cui i Galantuomini aprono le ante del loro armadio in mansarda e tirano fuori gli indumenti più tipicamente invernali, come la sciarpa. Splendida invenzione la sciarpa! Tiene caldi, fa un buon odore e contribuisce notevolmente all’eleganza di chi la indossa.

Ma come indossare una sciarpa? Quali sono i nodi più utilizzati dal Galantuomo?
Ecco una rapida rassegna illustrata:

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Ti può interessare anche:
– Huffington post, come indossare una sciarpa.
– Wikihow, come indossare una sciarpa.
– Camiciaecravatta.com

 
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Pubblicato da su ottobre 21, 2015 in Uncategorized

 

Come rispondere a domande difficili.

Perché la società Xahnthia s.p.a. non ha accettato la nostra offerta?”
“Perché dovremmo assumere Lei piuttosto che un altro?”

Come pensi che stia andando la nostra relazione?”
“Come nascono i bambini?”

Domande difficili

Domande. A volte sono innocue, ad esempio “come stai?” e altre volte ti fanno sobbalzare il cuore e seccare la gola.

Essere un uomo significa anche saper improvvisare, e improvvisare significa essere capaci di pensare velocemente, trovare al volo una soluzione. E anche saper rispondere in modo immediato a domande inaspettatamente difficili.

Le persone fanno domande per ottenere informazioni, ma spesso possono esserci altre ragioni dietro i loro quesiti. Quello che essi vogliono davvero, in molti casi, è sondare la vostra preparazione e il vostro atteggiamento nei confronti di un certo argomento, e capire quanto calmi, sicuri di voi e affidabili riuscite ad apparire.

L’abilità di rispondere a domande difficili è fondata su due punti basilari: 1) essere in possesso di una vasta cultura che vi permette di trovare sempre la giusta informazione, e 2) saper esporre questa informazione nella giusta maniera.

Il numero delle potenziali domande che potrebbero esservi rivolte nel corso della vostra vita è potenzialmente infinito. Non possiamo quindi sperare di imparare una risposta adatta per ciascuna di esse. Possiamo però affinare la nostra capacità di improvvisazione, imparare i metodi che ci permetteranno di rispondere senza problemi, qualsiasi sarà la domanda.

Guadagnare tempo.

Quando qualcuno ci sgancia addosso una domanda, spesso siamo tentati di schivarla proprio come fosse una bomba. Abbiamo anche paura che qualche secondo di silenzio possa essere interpretato come un’esitazione, forse anche come poca trasparenza. Quindi ci facciamo prendere dalla fretta, apriamo la bocca perché vogliamo dire qualcosa al più presto. Ma quello che ne viene fuori non è proprio la miglior risposta possibile, e qualche tempo dopo ci malediremo per non aver riposto in un’altra maniera.

Quindi la cosa migliore che possiate fare per migliorare le vostre risposte a domande difficili è guadagnare il tempo necessario per trovare la risposta giusta. Anche una manciata di nanosecondi extra può fare la differenza tra una risposta arrangiata e una risposta brillante, tra un “le faremo sapere” e un “benvenuto a bordo”, tra un “magari ti chiamo” e un “vuoi salire su da me?”.

Concedervi il tempo per raccogliere i pensieri è fondamentale. Ma attenzione! Non riempite gli attimi necessari con fastidiosissimi “Ehmmmm…” o “Ummmm…” che vi faranno apparire tremendamente insicuri. Un momento di silenzio, al contrario, vi conferirà un’aria saggia e riflessiva.

Potetete anche ripetere la domanda, prima di cimentarvi nella risposta. Se ripetete la domanda prima di dare la risposta, darete l’impressione di fornire una risposta più esaustiva, anche se a conti fatti non è così; aiuta anche gli altri eventuali ascoltatori che potrebbero non aver sentito la domanda.

Oltre agli istanti di silenzio e alla ripetizione della domanda, ci sono altre tecniche che non solo vi faranno acquistare tempo extra, ma vi porteranno altri benefit.

Controbattere con domande vaghe e complesse: l’arte di porre una domanda migliore.

Le domande vengono sotto molte forme, e non siete sempre fortunati abbastanza da ricevere quella più chiara, breve e concisa. A volte vi viene posto un quesito che più vago, complesso, ambiguo e impenetrabile non si può.

Non cercate di indovinare quale informazione di preciso vuole il vostro interlocutore: la cattiva interpretazione delle domande può offendere o provocare una reazione irritata: “Non è quello che le ho chiesto!”

Il miglior approccio in questi casi è chiedere un chiarimento della domanda, essenzialmente per permettervi di porne una migliore. Ciò non solo ti semplificherà la domanda, ma creerà il tempo necessario per farti pensare. Esistono almeno quattro modi per rispedire la domanda al mittente.

1. Chiedere di ripetere la domanda.

La richiesta di ripetere la domanda spesso rende felici sia il richiedente, sia la persona a cui viene chiesto di ripetere. Non è raro infatti pentirsi di come si è appena posta una domanda, ci si pente delle parole utilizzate un secondo dopo averle dette. La possibilità di ripetere la domanda quindi non rappresenta mai un problema per chi l’ha posta, anzi spesso ne approfitterà per semplificarla e specificarla meglio.

Inoltre chiedere di ripetere la domanda conferisce un’aria formale, tenetelo ben in considerazione soprattutto nei colloqui di lavoro.

2. Chiedere un chiarimento.

Se la domanda è troppo vaga non cercate di dare una risposta che cerchi al tempo stesso di chiarire la domanda. A che prodotto si sta riferendo esattamente? A quale momento si sta riferendo? Quale aspetto della questione vuole che affrontiamo? La riforma delle tasse è un argomento complesso: c’è un aspetto specifico che desidera che le chiarifichi?

Un modo particolarmente efficace consiste nel proporre al vostro interlocutore la scelta tra diverse opzioni.

“Stiamo parlando del protocollo del 2013 o di quello del 2014?”
“Ti riferisci a ciò che ti ho detto prima della festa o a quello che ti ho detto in macchina durante il ritorno?”

3. Chiedere una definizione.

Anche quando tutti stanno usando le stesse parole, è possibile che queste vengano usate con diversi significati da persone diverse. Per evitare fraintendimenti, chiedete a chi pone la domanda di definire una parola della domanda stessa.

“Prima che io risponda, potrebbe dirmi per favore cosa intende per “negligente”?”

“Sono felice che tu voglia parlare di questo, ma prima potresti dirmi cosa intendi per “relazione più stabile”?”

Solitamente quando qualcuno vi fa una domanda con l’intento di mettervi in difficoltà, chiedere di definire una parola chiave può far passare a voi il coltello dalla parte del manico. Per esempio, qualcuno potrebbe chiedervi “Come interpreta il mutamento di preferenze dei nostri clienti?”, al che voi potreste rispondere “Cosa intende per mutamento di preferenze?”.

Capita spesso che la persona non sia affatto sicura di quello che sta chiedendo. In questi casi può ritirare la domanda o ingarbugliarsi fino a dimenticare quello che aveva chiesto. Se invece il richiedente definisce meglio la domanda, beh adesso siete sulla stessa posizione e tu avrai guadagnato tempo per pensare ad una risposta appropriata.

4. Chiarire o definire da sé il punto.

Un modo per assumere un forte controllo su una conversazione è definire la questione dal proprio punto di vista all’interno della tua risposta.

– “Perché la sua operazione alla Xahnthia s.p.a è stata un fallimento?”

“Se per fallimento intende che niente è andato per il verso giusto, allora non credo che lo sia stato. Non abbiamo concluso il contratto, è vero, ma abbiamo stabilito una buona collaborazione, abbiamo migliorato le nostre relazioni e si sono dimostrati aperti per i nostri progetti futuri”

– “Perché ti vedi ancora con lei se al tempo stesso esci con me?”

“Verdersi significa che ci vediamo regolarmente, non che abbiamo una relazione esclusiva”.

L’aspetto negativo del dare definizioni all’interno della risposta è che l’altra parte potrebbe non vedere le cose come le vedete voi e sentirsi frustrata dal vostro responso.

Domande inappropriate: l’arte dell’evasione.

Qualche volta le domande sono chiare ma inappropriate, e non avete intenzione, per svariati motivi, di rispondere in modo esaustivo. La vostra risposta quindi deve essere evasiva. L’evasione ha per qualche motivo una cattiva reputazione, essendo spesso associata alla disonestà e alla manipolazione. L’importante è usarla per scopi nobili. A volte non potete davvero dare a qualcuno la risposta che va cercando: vuoi perché l’informazione è segretata, vuoi perché privata, sensibile inappropriata in relazione ad altri ascoltatori. Non siete certo obbligati a parlare di cose private se non volete.

Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte a volte possono esserlo.

Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte a volte possono esserlo.

Inoltre, a volte le persone fanno domande fuori contesto, che nulla hanno a che fare con ciò che state facendo o con l’argomento di discussione generale all’interno di un meeting o di un’aula. È importante sapere come far sì che la discussione resti all’interno del suo binario e che non vada a finire in un campo che non vi piace.

Al tempo stesso non volete in alcun modo offendere o far imbarazzare chi ha posto la domanda, per cui risposte come “non sono affari suoi” sono da escludere a priori. L’artista dell’evasione riuscirà, mal che vada, a evitare che l’inquisitore si senta un ficcanaso; nella migliore delle ipotesi gli darà persino l’impressione che è stata data risposta alla sua domanda.

Di seguito alcune tecniche per eludere le domande inappropriate.

1. Rispondere solo ad una parte della domanda.

Se la domanda è abbastanza sfaccettata, e ci sono vari aspetti di cui non volete parlare ma almeno uno che potete affrontare senza problemi, parlate di questo. Concentratevi solo su questa parte:

– “Ho sentito dire che ci sarà un’ondata di licenziamenti a breve e che gli stipendi subiranno una riduzione. Ho notato anche che alla mensa aziendale non servono più l’acqua gasata. Sarà anche questo un segnale del declino della nostra compagnia?”

“Le posso assicurare che non ci sarà alcun licenziamento nei prossimi sei mesi. Al contrario di quanto lei ha sentito la nostra compagnia è solida e i nostri ricavi saranno più alti del previsto in questo ultimo trimestre”.

– “Come ti trovi nella tuo nuovo posto di lavoro? Quanto guadagni?”

“Beh, mi trovo molto bene. Lavoro tutti i giorni fino al venerdì. Una volta a settimana vado a giocare a calcetto con i colleghi uomini e nel weekend spesso andiamo tutti insieme a bere qualcosa. Da quanto tempo tu non giochi a calcetto?” (Terminare la risposta con una domanda ti aiuterà a spostare l’oggetto del discorso).

Nonostante si possa pensare che dare una risposta palesemente incompleta lasci l’interlocutore insoddisfatto, vi stupirete di come invece tante volte all’interlocutore basterà ciò che avete detto. A volte la domanda indiscreta mette a disagio anche chi l’ha posta, seppur inconsciamente. Quindi se la ignorerete farete un favore ad entrambi. Una risposta semplice, positiva e entusiasta, lascerà la controparte soddisfatta.

Se il richiedente non è soddisfatto e vuole riproporre la domanda indiscreta che voi avete elegantemente ignorato, beh, poco male. Nel frattempo, grazie alla risposta parziale che avete dato avrete guadagnato minuti preziosi per elaborare una risposta appropriata alla parte più difficile della domanda.

2. Rifocalizzare la domanda.

Se c’è una parte della domanda a cui non potete o non pensate che sia una buona idea rispondere, rifocalizzatela. Prendete una parola all’interno della domanda (solitamente una che non riguarda l’aspetto principale della stessa) e costruite una risposta forte e convincete fondata su di essa.

– “Per caso hai saputo se stanno davvero prendendo in considerazione me per il lavoro? Ho avuto la sensazione di averli impressionati positivamente durante il colloquio; ho risposto a tutte le loro domande”.

“Senza dubbio. Alfredo ha detto a tutti che è rimasto piacevolmente colpito dal tuo modo di porti e di come sei apparso sicuro di te”. (Vi state focalizzando sull’aspetto dell’impressione che il vostro interlocutore ha fatto sui suoi potenziali datori di lavoro, senza dirgli se avete qualche notizia riguardo ad una sua concreta assunzione).

– “Secondo perché non sto facendo carriera? Mi sento davvero frustrato, come se non venissi apprezzato a lavoro. Tutti i capi che ho avuto sembrano non avermi mai notato eppure, e non vorrei sembrarti presuntuoso, credo di essere una persona intelligente e in gamba…”

“Amico, tu sei intelligente e in gamba. Quando hai intenzione di fare qualcosa, la porti a termine nel migliore dei modi. Ho conosciuto poche persone con la tua capacità di analisi”. (Invece di elencare i difetti e le mancanze che lo stanno portando a ristagnare in ambito lavorativo, vi focalizzate sui suoi pregi).

– “Perché mi vuoi lasciare? Non puoi negare la passione che ci lega”.

“La passione è forte, è vero. Ma a volte perché una relazione funzioni serve anche altro”.

3. Discutere la domanda.

Certe volte le persone cercano una specifica risposta alla loro domanda, altre volte invece vogliono solo che la loro domanda sia discussa. Vogliono solo ascoltare un altro punto di vista, analizzare da più lati possibili un’idea. Quindi può capitare che qualcuno ponga una domanda con l’unico scopo quello di analizzare più a fondo un argomento.

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-“Come nascono i bambini?”

“Tu cosa pensi? Oppure Conosci già qualcosa di questo argomento?”

– “Perché non sei felice con me?”

“Cosa ti fa pensare che io non sia felice?”

4. Costruire un ponte.

Con questa tecnica costruirete un ponte tra quello che la domanda chiede e quello di cui voi volete veramente parlare. Questa tecnica è simile a quella della rifocalizzazione, ma qui la crepa tra il domandato e il risposto è più profonda.

Se avete mai assistito ad un dibattito politico in tv probabilmente avrete già confidenza con questa strategia. Viene chiesto ad un politico di affrontare il problema della corruzione all’interno del suo partito e lui risponde “La corruzione è un argomento importante che bisognerà affrontare con decisione e col pugno di ferro. Ma quello di cui vorrei parlare è l’aumento delle tasse proposto dai nostri oppositori”.

La risposta ponte può fare infuriare la controparte, certamente non la raccomandiamo per domande importanti. Ma può anche essere fondamentale per portare avanti i vostri punti in agenda quando, durante un meeting aziendale, qualcuno vi pone domande off topic e dispersive.

Il trucco sta nel passare al vostro argomento preferito in modo delicato, magari dando l’impressione per qualche secondo di voler dire qualcosa riguardo alla domanda posta, in modo che la transizione non sia goffa o troppo palese.

-“La disoccupazione giovanile torna a salire, è a conoscenza del fatto che l’Italia è uno dei Paesi dell’euro zona con la disoccupazione più alta?”

“Il problema dei giovani è in cima al nostro programma e ci stiamo impegnando con tutte le forze per risolverlo. Vorrei ricordare però che durante il nostro governo, lo spread ha subito un calo di ben 125 punti e che persino la Merkel è rimasta impressionata dai nostri numeri”.

– “Perché dovremmo fare un accordo con voi, quando i vostri concorrenti offrono lo stesso servizio a metà prezzo?”

“Il prezzo è certamente un fattore importante da considerare. Ma la qualità è altrettanto cruciale. Noi possiamo offrire servizi molto più veloci, sicuri della nostra concorrenza. Senza parlare della nostra trentennale esperienza nel settore”.

5. Usare un imbuto.

Con la tecnica del ponte spostate completamente l’argomento della discussione principale. Ma a volte basta soltanto stringere il campo di discussione, incoraggiando certi aspetti della domanda e continuando a parlare solo di quelli. Con l’approccio dell’imbuto riuscirete a fare ciò. Riconoscerete la pertinenza della domanda generale e poi, usando le “parole imbuto”, dirigerete l’attenzione del vostro interlocutore su una specifica area che volete illuminare.

– “Che tipo di esperienza lavorativa avete alle spalle, che fa di voi il giusto candidato per questo lavoro?”

“Ho esperienza nel campo del business del turismo e dell’assistenza clienti, ma l’esperienza che più si allinea con quello che voi state cercando sono i cinque anni di mia collaborazione con il vostro principale competitor nel settore social media”.

-“Ha già in mente come condurre a termine questo progetto?”

“Certamente, e il passo più importante sarà assicurarsi i fondi necessari. Come può vedere da questo grafico, ci siamo già accaparrati di metà dei finanziamenti che ci servono”.

La chiave per tutte queste strategie è l’esposizione. Esitare o rispondere in modo imbarazzato le renderà del tutto inefficaci. Mostrare fiducia in se stessi e carattere è fondamentale per soddisfare una domanda pur senza fornire una risposta soddisfacente. Ricordate che quando le persone pongono una domanda spesso non stanno cercando una risposta: vogliono solo capire di che pasta siete fatti e come gestite la pressione.

Certo, a volte il miglior modo di rispondere ad una domanda difficile è dare una risposta schietta. La brutalità può disarmare e può essere apprezzata. E sappiamo cosa starete pensando: “Si dovrebbe essere sempre schietti! Un vero uomo non evade le domande difficili”.

Se da una parte ciò sembra sacrosanto, dall’altro sappiamo che essere sempre schietti e brutali potrebbe nuocere a voi e al vostro interlocutore. Tutti noi evadiamo delle domande ogni giorno. Quando qualcuno ci chiede “Ehi amico, come va?”, non rispondiamo “Beh, ieri ho litigato per tutta la sera con mia moglie e inoltre credo che devo cambiare i freni al mio camion…”. Ci focalizziamo solo parzialmente alle domande che ci vengono poste, le evadiamo, diciamo solo quello che vogliamo dire e quello che il nostro interlocutore vuole sentirsi dire.

L’arte dell’improvvisazione semplicemente richiede una conoscenza di come e quanto rispondere in varie circostanze. Avere questa capacità, e sapervi guadagnare tempo per pensare, eviterà che vi cimentiate in risposte raffazzonate e goffe per poi pentirvi per il mese a venire di averle dette. Vi renderà capaci di apparire sicuri di voi e affidabili, cosa che vi aiuterà a navigare col vento in poppa nelle vostre relazioni e nella vostra carriera.

 

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Come arrostire le castagne sul fuoco del caminetto

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La stagione autunnale è quella preferita dal Galantuomo. Sprofondare sulla poltrona davanti al caminetto acceso, leggere un buon libro sorseggiando un buon whisky e fumando la pipa mentre fuori le foglie ingiallite degli alberi coprono le strade è quanto di più appagante ci possa essere. Specialmente dopo una lunga giornata in ufficio o sui libri. Se dovessimo poi indicare un odore che ci riporta in mente immediatamente l’autunno, beh non avremmo dubbi: l’odore delle caldarroste.

Le castagne appartengono alla famiglia delle Fagaceae e in Italia maturano generalmente dalla seconda metà di settembre alla prima metà di ottobre. Sono gli unici frutti secchi che contengono vitamina C. Sono inoltre frutti molto versatili: possono essere arrostiti, bolliti, utilizzati per la preparazione di dolci squisiti ma anche per gustosi piatti salati. Neanche a dirlo, la nostra tecnica di cottura preferita è l’arrosto. Se non altro perché ci dà una scusa per fare qualcosa con il fuoco.
Le caldarroste possono essere arrostite naturalmente anche sui fornelli a gas, al faorno, possono essere bollite… ma dove sarebbe il divertimento? Noi preferiamo arrostirle sul fuoco del caminetto.

La padella

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Quello che ci serve innanzitutto è una padella bucherellata per castagne. Non siamo a conoscenza di altri nomi specifici per chiamarla. Il loro manico lungo evita che ci bruciamo la faccia durante lo scoppiettamento e il coperchio ci permette di rigirare le castagne scuotendo la padella, senza bisogno di farlo una per una con un utensile e senza il rischio che delle caldarroste cadano nello scuotimento. Credo che tutti ne abbiano una a casa. In caso contrario credo che possiate usare una padella normale, senza buchi e col manico corto. Ovviamente, se non avete intenzione di rovinarla praticando voi stessi una trentina di buchi sul fondo con un trapano, dovrete provvedere a rigirare le castagne ogni 5 minuti, come il bambino nella foto iniziale, e badare a non bruciarvi nel farlo. In alternativa, abbiamo letto storie di alcuni che, ancora più primordiali di noi, arrostiscono le castagne su di una pala da camino, ma in questo caso non garantiamo la riuscita.

Le castagne.

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Potete comprarle al supermercato o presso il vostro ortolano di fiducia. Ne esistono centinaia di varietà, ma riteniamo che le più buone siano le cosiddette Marroni. Quando le comprate, assicuratevi che siano belle rotondette, lisce, lucide e senza buchi e senza macchie. Se non volete correre nessun rischio, il nostro consiglio è quello di frequentare le sagre di paese che si organizzano nel periodo autunnali in moltissimi borghi italiani: solo lì avrete la possibilità di acquistare i prodotti migliori al miglior prezzo.

Preparazione.

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Sciacquate le castagne sotto abbondante acqua fredda. Poi disponetele in uno scolapasta e lasciate asciugare.

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Prima di metterle nella padella bucherellata ricordatevi di praticare una “X” nel lato piatto della loro scorza, in modo che il vapore possa uscire ed evitare l’esplosione di decine di bombe-castagne durante la cottura.

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Una volta che le vostre castagne sono pulite, asciutte e intagliate, preparate il caminetto. Accendete un bel fuoco caldo e accogliente. Lasciatelo sfogare e aspettate che le fiamme lascino il posto ad un bel letto di braci ardenti.

Cottura.

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Mettete le castagne in padella. Non c’è bisgono di aggiungere olio né altro; durante la cottura le castagne rilasceranno il loro proprio olio.

Mettete il coperchio alla padella e tenetela sospesa sul fuoco. Se vi stancate, potete appoggiarla sui tizzoni ardenti, ma cercate di limitare più che potete il contatto diretto. Ogni cinque minuti scuotetela, siate sicuri che le castagne si siano girate. Ripetete l’operazione un paio di volte. Quando le caldarroste saranno pronte ve ne accorgerete ad occhio. Più o meno serviranno 20- 25 minuti.

Le caldarroste sono pronte quando la scorza inizia ad aprirsi dove avete praticato la “X” e quando iniziate a sentirle scoppiettare in padella. Il frutto interno diventerà morbido, così potrete anche controllare affondando un coltellino.

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Rimuovete le caldarroste, riponetele su di una tovaglia umida (che ne favorirà la spellatura) e lasciatele raffreddare. Noi consigliamo di accompagnare le caldarroste con un buon bicchiere di vino. In alternativa può andare bene anche un brandy. Buon appetito!

 
 

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La guida: Come abbandonare una stanza da galantuomo.

Festa di galantuomini

Siete ad una festa. Forse qualcuno vi ha costretti ad andare, vi ha messi all’angolo a lavoro o a scuola e non avete avuto abbastanza tempo per pensare ad una scusa credibile e declinare l’invito. O forse siete stati voi stessi ad aver deciso di partecipare ad un evento sociale che sembrava promettere bene, ma dopo che per 20 minuti avete ascoltato la signora Brambilla elencare tutti i pro e i contro dell’acquisto di cuscini in tinta col divano ed essere stati costretti a fare un trenino sulle note dei vecchi successi di Raffaella Carrà, tutto quello che volete fare è tagliare la corda e tornarvene a casa.
Molti uomini vengono a trovarsi in situazioni del genere e spesso preferirebbero tagliarsi un dito della mano piuttosto che tentare una fuga. Noi siamo dell’idea che anche darsi alla macchia è un’arte e che se fatta bene può addirittura far migliorare la vostra reputazione in società.

Infatti mentre da una parte avrete sicuramente sentito parlare riguardo l’importanza di dare una buona prima impressione (perché non avrete una seconda possibilità di dare una buona prima impressione), lasciare un’altrettanto buona ultima impressione è fondamentale.
Studi hanno dimostrato che le persone ricordano più chiaramente la parte finale delle esperienze, non l’inizio. Nessuno ricorda mai come un party è iniziato, chi è arrivato per primo, cosa si è fatto nella prima mezz’ora; tutti invece ricordano cosa si stava facendo poco prima che finisse, chi se n’è andato per primo e via dicendo.
Per questo motivo è giusto che possiate abbandonare una stanza quando desideriate, ma al tempo stesso che gli ospiti, vedendovi andare via, dicano “Perbacco, mi piace quest’uomo!”

Come lasciare dunque un evento sociale senza offendere gli ospiti e con la certezza di essere ricordato positivamente?

Di seguito alcune linee guida da seguire per abbandonare un evento sociale con fiducia e classe.

1. Sapere quando andare via. Non importa quanto bene vi siete comportati fino a quel momento: è impossibile lasciare un evento sociale da galantuomo se uscite dalla stanza nel momento sbagliato. Per quanto vi siate resi conto sin dal momento in cui siete arrivati che la festa è un disastro totale, non potete evitare di restare lì almeno il tempo di un cameo. Il cameo deve durare circa un’ora, minuto più, minuto meno. Ad una cena, almeno dopo che il caffè è stato servito. Se avete la necessità di andarvene prima di questo momento per una ragione importante, ditelo agli altri ospiti subito appena arrivati. Ma generalmente, se non potete trattenervi neanche per il tempo di un cameo, è bene non recarvi affatto alla festa. È terribile lasciare gli ospiti nel bel mezzo di una cena, costretti a circumnavigare a fatica il tavolo prima di raggiungere la porta e sparire. L’ultima impressione che lascerete sarà pessima.

Una volta che il tempo minimo è trascorso potete attendere che la festa si ammosci. Oppure affrontate la situazione di petto e predisponetevi per tagliare la corda.

2. Alzarsi in piedi. Molte persone, quanto sentono che è tempo di andare, si dimenano inquieti nei loro posti a sedere e dicono cose come “Va beeene.. beh, si sta facendo tardi…”, e continuano a sedere sui loro sgabelli guardando nervosamente il loro orologio. Non perdete tempo! Se siete pronti a lasciare la festa, allora mostrate a tutti che lo siete. Mettetevi in piedi e fate capire che state per andare via.

Ora, non siate bruschi nel fare ciò, perché sarebbe imbarazzante tanto quanto dimenarvi sulla sedia e cercare con lo sguardo la porta d’uscita sognando la fuga. Alzatevi con calma e self control. Una volta in piedi, dite semplicemente “Bene, è tempo di andare”. Non dite il motivo per cui ve ne state andando, se non richiesto. Una scusa può far sentire gli altri commensali meno importanti e cercherebbero di convincervi a restare.

Se volete essere particolarmente piacevoli, provate questo trucco. Quando siete pronti ad andare, aspettate una pausa nella conversazione e allora iniziate una storia. Una storia accattivante e divertente. Volete farli divertire prima di lasciarli. Mentre raccontate la storia, iniziate ad alzarvi. Potete persino iniziare a mettere il giubbotto e il cappello. Poi avvicinatevi ai commensali quando avete raggiunto il climax della storiella. Fate un occhiolino al gruppo, e…

3. Stringere la mano. Bene, adesso siete in piedi e avete fatto sorridere gli ospiti. Cosa fare adesso? È un momento cruciale. Se non siete svelti le altre persone inizieranno a chiedervi di restare, di sedervi di nuovo per un altro round di briscola.

Non appena siete in piedi, offrite subito la mano al primo ospite (il padrone di casa, se siete a casa di qualcuno). Stringete la mano in modo sicuro (la nostra guida illustrata qui), se appropriato, offrite un breve abbraccio virile o baciate la mano se è una donna. Le persone più esperte socialmente vedranno che siete seri e sicuri riguardo l’andare via e vi accompagneranno alla porta. Ma ci saranno comunque quelli che cercheranno di farvi restare.

4. Dire “Grazie!” e “Arrivederci”. Mentre stringete le mani, ringraziate i vostri ospiti o chiunque si trovi con voi per l’ospitalità e per la piacevole serata. Guardateli negli occhi, sorridete e complimentatevi col padrone di casa per qualcosa in particolare. Ad esempio “Grazie per la cena! La torta di zucca era fantastica!”. Dite un educato “Arrivederci” o “Ci vediamo” e indirizza i tuoi saluti anche alle altre persone del gruppo.

5. Raccogliete le vostre cose. Non volete lasciare niente che possa farvi tornare indietro dopo esservene andati. Volete evitare che si riaprano le porte di quel purgatorio sociale. Per giunta si correrebbe il rischio che l’oggetto lasciato spinga in qualche modo gli ospiti rimasti a parlare di voi. Prendete il cappotto, il cappello, e anche il cappotto di vostra moglie. La borsa, il cellulare, le sigarette e le chiavi.

6. Dirigetevi verso la porta con confidenza. Se non iniziate a camminare verso la porta, vi ritroverete presto di nuovo seduti. Mentre andate, fatelo con determinazione e confidenza. Non fermatevi ad ammirare il meraviglioso vaso cinese della nonna, o rischierete una disquisizione di 10 minuti sulla storia di quel vaso cinese e della Cina dalla guerra civile a oggi.

7. Aprire la porta. Avete raggiunto la porta. Siete quasi fuori ma state ancora correndo il rischio di ritardare la vostra uscita con imbarazzanti e inutili discorsi. Un ospite ben educato vi aprirà la porta e vi guarderà andare via. Molte persone però non sono provvisti di tale cortesia o hanno dimenticato le buone maniere. Ci sono persone che sembrano avere persino la capacità particolare di iniziare conversazioni sull’uscio della porta. Se non aprirete con le vostre mani la porta, rischierete di essere intrattenuti dalla collega di vostra moglie che vi descriverà le abitudini alimentari del suo gatto, o di quanto domani sarà una giornataccia per lei. Aprite dunque la porta e fate un passo fuori. Tenete entrambi i piedi ben piantati fuori, anche se l’ospite continua a parlare con voi. Il fatto che state fuori gli farà capire che siete già sulla strada del ritorno, e presto smetterà di parlare.

8. Andate via. Fate gli ultimi saluti e ringraziamenti e camminate verso la vostra auto. Fate un gesto col cappello (state indossando un cappello, giusto?) per un ultimo saluto da lontano. Missione compiuta! Tra qualche minuto sarete arrivati a casa vostra, potrete sedervi sulla vostra poltrona davanti al fuoco, fumare una pipa e leggere Il Galantuomo.

 

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25 pubblicità vintage che oggi verrebbero censurate

Che vi piaccia o meno, state vivendo in un mondo modellato dai pubblicitari. La propaganda pubblicitaria influenza le abitudini e i costumi di milioni di persone sin dai primi anni del ‘900. Prima attraverso le radio, poi attraverso le televisioni.
Ancora oggi la pubblicità influenza gran parte dei comportamenti dell’intero occidente e purtroppo dobbiamo ammettere che i suoi standard morali non sono molto alti. Tuttavia dando un’occhiata alle pubblicità sessiste, razziste e maschiliste della prima metà del secolo scorso potremmo ritenerci quasi fortunati.
Inoltre stiamo parlando di un’epoca in cui nel mondo della pubblicità vi era piena facoltà di mentire.

(Cliccando sulle immagini queste si ingrandiscono. Per gli anglonofobici c’è anche la traduzione)

 

Qualcosa da fare con la tua mano senza diventare cieco

Qualcosa da fare con la tua mano senza diventare cieco

 

Più ci giochi, più diventa difficile

Più ci giochi, più diventa dura

 

E' sempre illegale uccidere una donna?

E’ sempre illegale uccidere una donna?

 

Proteggi il tuo bambino dal letto bagnato con i pannoloni Staydry

Proteggi il tuo bambino dal letto bagnato con i pannoloni Staydry

 

Inizia presto

Inizia presto

 

E' bello avere una donna in casa

E’ bello avere una donna in casa

 

Perché l'innocenza è più sexy di quanto pensavi.

Perché l’innocenza è più sexy di quanto pensavi.

 

Luckies - un fumo leggero

Luckies – un fumo leggero

 

Buon Natale a tutti i fumatori

Buon Natale a tutti i fumatori

 

Gli uomini sono meglio delle donne

Gli uomini sono meglio delle donne

 

Se tuo marito ti becca... che non stai usando il barattolo salva-freschezza per il caffè.

Se tuo marito ti becca… che non stai usando il barattolo salva-freschezza per il caffè.

 

I medici fumano Camel più di qualsiasi altra sigaretta

I medici fumano Camel più di qualsiasi altra sigaretta

 

I medici fumano Camel più di qualsiasi altra sigaretta

I medici fumano Camel più di qualsiasi altra sigaretta

 

Soffiale in faccia e ti seguirà ovunque

Soffiale in faccia e ti seguirà ovunque

 

Non  preoccuparti cara, non hai bruciato la birra!

Non preoccuparti cara, non hai bruciato la birra!

 

Inizia presto a bere Cocacola!

Inizia presto a bere Cocacola!

 

Abbiamo la clientela più giovane

Abbiamo la clientela più giovane

 

La cucina: ecco a cosa servono le mogli!

Cucinare: ecco a cosa servono le mogli!

 

Mostrale che è un mondo per uomini

Mostrale che è un mondo per uomini

 

"Perché tua mamma non ti lava col sapone Fairy?"

“Perché tua mamma non ti lava col sapone Fairy?”

 

"Stiamo per usare il Chlorinol per diventare come il negro bianco"

“Stiamo per usare il Chlorinol per diventare come il negro bianco”

 

Goccie di cocaina per il mal di denti..  Cura istantanea!

Goccie di cocaina per il mal di denti..
Cura istantanea!

 

La portano al suo posto

La portano al suo posto

 

Il maiale prodigo!

Il maiale prodigo!

 

Gli uomini chiedono "E' carina?", non "E' intelligente?"

Gli uomini chiedono “E’ carina?”, non “E’ intelligente?”

 

Più duramente una moglie lavora, più bella sembra!

Più duramente una moglie lavora, più bella sembra!

 
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Pubblicato da su ottobre 20, 2013 in Uncategorized

 

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Come buttare giù una porta: una guida illustrata

Come buttare giù una porta: una guida illustrata

 
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Pubblicato da su ottobre 13, 2013 in Uncategorized

 

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Come sopraffare un alligatore

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Immaginate la scena: vi prendete una pausa durante la vostra esplorazione di una giungla inesplorata e infestata di cannibali e vi accampate lungo un fiume quando la vostra compagna di viaggio vi informa che sta per farsi un bagno nelle acque del torrente. Lei se ne va e voi approfittate della pausa per preparare un accampamento e accendere un fuoco. Ovviamente senza fiammiferi.

Un istante dopo che avete acceso il fuoco, un grido squarcia la tranquillità della giungla. Allora vi precipitate verso il fiume e vi ritrovate di fronte ad una situazione che richiederà tutto il coraggio di cui disponete.
Un alligatore si sta avvicinando minaccioso verso la vostra amata signora e l’unico modo per salvarla è quello di combattere a sangue freddo contro un terribile avversario.

Ecco come dovete agire per lottare contro un alligatore e avere la meglio:

Fase 1: salire in groppa all’alligatore.

Probabilmente è la parte più pericolosa del combattimento. Non tentate MAI di salire in groppa alla bestia frontalmente. E’ il miglior modo per essere mangiati. Cercate quindi di aggirarlo per attaccarlo alle spalle. Se possibile, sarebbe meglio avere qualcuno che distragga l’animale in modo da non farlo girare verso di voi.
Ad ogni modo se siete soli toglietevi la maglietta e usatela come benda sugli occhi dell’alligatore (va bene anche un asciugamano). Gettate la camicia sulla testa della bestia, cercando di coprire gli occhi. Senza la vista l’alligatore reagisce molto lentamente.

Una volta che vi siete posizionati dietro il coccodrillo e che avete coperto i suoi occhi con una maglietta, tracciate mentalmente una linea retta che va dalla sua testa alla sua coda, passando per la schiena. Prendete la rincorsa cercando di restare acquattati per quanto possibile. Saltate in direzione di quella linea immaginaria, con le braccia protese e allargate. Dovete fare in modo di atterrare con le mani sul collo dell’alligatore, tra la parte posteriore delle sue mascelle e l’attaccatura delle zampe anteriori. Atterrate con forza sul suo collo, spingete con tutte le vostre forze, affondategli la testa sul terreno.

Gli alligatori aprono la bocca allo stesso modo degli esseri umani. Questo significa che è la mascella inferiore quella mobile. Quella superiore è fissa. Schiacciando la sua testa per terra si sta dunque impedendo alla bestia di aprire la bocca.

A questo punto dovreste trovarvi in cima alla schiena del coccodrillo, vicino alle zampe anteriori. Toccate terra con le ginocchia, per avere maggiore stabilità, ma cercate di premere allo stesso tempo i fianchi dell’animale. Cercate con le caviglie di bloccare le zampe posteriori del coccodrillo, ma tenete i piedi saldi sul terreno.
Bloccare le zampe posteriori dell’alligatore è importante per prevenire il cosiddetto “giro della morte”, il violento capovolgimento della bestia. Se dovesse riuscirci, avrete perso il controllo dell’animale.

Fase 2: ottenete il controllo delle fauci.

Una volta in groppa del coccodrillo è importante ottenere il controllo delle fauci. Le vostre mani devono premere ancora sulla testa dell’alligatore, premendo con tutto il vostro peso.
Importante: così facendo non farete del male all’animale, state soltanto immobilizzandolo. Usate tutta la vostra forza ma ricordate che la tecnica è ancora più importante della forza bruta.
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Adesso spostate lentamente la vostra mano dominante (destra o sinistra) verso gli occhi dell’alligatore. Continuate a pressare la testa con l’altra mano e con tutto il vostro peso. Raggiunti gli occhi del coccodrillo copriteli con la mano. Gli occhi degli alligatori sono vicini, così potete coprirglieli con un’unica mano. Quando qualcuno tocca i loro occhi, gli alligatori li ritraggono all’interno del cranio, quindi è sufficiente che li sfiorate. Ancora una volta, state cercando di rendere momentaneamente cieco l’animale per trarne un vantaggio. Quando sarete usciti da questa brutta situazione, nessuno dei due, né voi né l’alligatore, avrà subito danni o ferite.

Ora premete con tutto il vostro peso la testa dell’alligatore, spingendo all’altezza degli occhi. Fate scivolare l’altra mano in avanti, verso la mascella. Passate le dita sotto la mascella. Sentirete la pelle morbida attorno all’osso. Con le dita sotto la mascella e il palmo e il pollice in alto stringete con fermezza.
In questo modo avete praticamente annullato la potenza delle sue fauci. Infatti gli alligatori nonostante siano tra gli animali con più potenza mascellare (un loro morso può arrivare ad una potenza di 3500 kg), hanno pochissimi muscoli adibiti all’apertura della bocca.
Questo significa che potete bloccare le fauci di un alligatore con una sola mano. Tuttavia è consigliabile utilizzarne due.

Sempre mantenendo la pressione sulla testa dell’animale, portate anche l’altra mano, quella che teneva gli occhi chiusi, vicino alla prima e usate anche questa per bloccare le fauci della bestia.
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Fase 3: sottomissione.

Sollevate la testa dell’alligatore e portatela verso il vostro petto. Una volta che la testa formerà un angolo di 90° con la sua schiena, il coccodrillo non potrà reagire.
Congratulazioni, avete appena sopraffatto un alligatore!

Fase 4: fuga.

Adesso viene la parte difficile. Come si fa a scendere?
Una volta che avrete salvato la vostra amata signora arriva il momento di rilasciare l’animale e darsi ad una rapida ritirata.

Portate la testa del coccodrillo nuovamente a terra. Riportate la mano dominante sugli occhi della povera bestia e copriteglieli. Allo stesso tempo premete su di essi, cosicché non possa aprire la bocca e portate anche l’altra mano sulla testa. Fate scivolare entrambe le mani, mantenendo la pressione, sul collo del coccodrillo, premendo. Vi trovate nella posizione iniziale, quella in cui eravate subito dopo esser saltati in groppa all’alligatore.

Sollevate le ginocchia da terra e portate i piedi sotto di voi, in modo da restare accovacciati sulla schiena dell’animale. Tenete le gambe strette contro il corpo del coccodrillo. Se l’animale lotta pressate con forza di nuovo. Non lasciate che l’animale si senta libero.
Stringete attorno al collo. In un solo movimento lanciate l’alligatore il più avanti possibile e fate un balzo all’indietro. Se l’animale è molto grosso potreste non essere capaci di gettarlo troppo lontano. Non preoccupatevi. E’ sufficiente un balzo di 10 centimetri per scombussolare il suo sistema di equilibrio. L’animale dovrà recuperare l’orientamento dandovi il tempo di fuggire.

Una volta balzati indietro continuate a muovervi all’indietro. L’alligatore potrebbe voltarsi, aprire le fauci verso di voi o minacciarvi con una specie di ringhio. Lasciateglielo fare. Tenete gli occhi su di esso e proseguite lentamente all’indietro. Se il coccodrillo decide di inseguirvi, correte via: il balzo vi ha già permesso di guadagnarvi un vantaggio. Inoltre gli alligatori non sono propriamente dei velocisti sulla terra ferma. I più veloci possono raggiungere i 20 km/h e comunque mantengono un’andatura sostenuta solo per poche decine di metri. In quanto animali a sangue freddo si stancano presto; il vostro amichetto per giunta viene da una lotta e una sopraffazione: non avrà molta voglia di correre.

E così che si combatte un alligatore.

Note:

  • Mentre questa tecnica è molto efficiente con gli alligatori di medie e piccole dimensioni, non possiamo assicurare nulla riguardo la sua applicazione su alligatori di grossa taglia.

  • La tecnica qui illustrata va applicata rigorosamente sulla terra ferma. In acqua avrete poche chance di avere la meglio.

  • Nell’articolo abbiamo utilizzato, per facilità di prosa, i termini alligatore e coccodrillo indistintamente. In realtà essi non sono lo stesso animale ma appartengono a due famiglie diverse.

  • La prima immagine non rappresenta una reale tecnica di combattimento contro gli alligatori. L’uomo raffigurato perderà il braccio entro pochi secondi.

  • Non è affatto vero che gli alligatori non emettono versi: andate al minuto 0.48

 
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Pubblicato da su ottobre 12, 2013 in Uncategorized

 

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